Progetto Cameo

(Comparison and Analysis of Mentoring in EurOpe)

 

Il Mentoring come chiave strategica contro l’esclusione sociale e professionale

Rapporto definitivo

Gennaio 2003

 

A cura di Matteo Perchiazzi

Ial Toscana

 


 

 

Indice

 

Premessa

 

Introduzione

 

Parte Prima. Introduzione metodologica

 

1. Metodologia 1. Definizione e mappa dei concetti

 

2. Metodologia 2. Gli strumenti di raccolta delle informazioni

2.1. Gli strumenti di raccolta delle informazioni

2.2. Strategie di selezione degli esperti e dei casi

 

3. I casi individuati

3.1. La ricerca dei casi

3.2. I casi individuati

3.3. La ricerca nei Programmi Operativi Regionali delle regioni del Sud Italia

 

 

Parte Seconda. Definizione del Mentoring e analisi dei casi

 

4. Un tentativo di definizione del Mentoring


 

5. Il Mentor: un’analisi comparativa

          5.1. Le competenze del Mentor e il percorso formativo

          5.2. Il rapporto Mentor/destinatario: punti di forza,

               punti di criticita’

 

 

Parte Terza. Analisi dei casi

 

6. Il caso della Scuola Militare Nunziatella di Napoli.

6.1. Il contesto dell’azione

6.2. L’organizzazione del progetto e alcune definizioni

6.3. La rete

6.4. Il percorso formativo del ‘Mentor

6.5. Il rapporto tra ‘Mentor’ e ‘pupil

6.6. La percezione del ‘Mentor’

6.7. L’organizzazione del sito Web

 

7. Il caso del CEREF , Centro Ricerca e Formazione – Inserimento al 

    lavoro dell’infermiere professionale e il processo di Mentoring

          7.1. Il contesto dell’azione

          7.2. Definizione della figura del ‘Mentor’

          7.3. I destinatari dell’azione di Mentoring

          7.4. Il ruolo dei privati e del pubblico

 

8. Il caso Sodalitas – Assolombarda

          8.1. Il contesto dell’azione

          8.2. Definizione della figura del ‘Mentor’

          8.3. I destinatari dell’azione di Mentoring

          8.4. Il ruolo dei privati e del pubblico

 

9. IL caso Coca Cola Foods

          9.1. Il contesto dell’azione

          9.2. Definizione della figura del ‘Mentor’

          9.3. I destinatari dell’azione di Mentoring

 

10. Il caso ELEA – Il servizio di Mentoring per l’e-learning

          10.1. Il contesto dell’azione

          10.2. Definizione della figura del ‘Mentor’

          10.3. I destinatari dell’azione di Mentoring

 

Allegato 1. Questionario. Griglia per l’intervista a testimoni

Allegato 2. Questionario. Griglia per l’intervista al mentor

Allegato 3. Questionario. Griglia per l’intervista al pupil

 

Bibliografia


 

 

 

 

 

 

 

 

 

Premessa

 

Il presente contributo è da ritenersi solo uno spaccato delle pratiche di mentoring nell’ambito dell’orientamento e della formazione aziendale in Italia.

Inoltre, il presente rapporto è ben delimitato dal fatto che la ricerca si inserisce in un progetto più ampio, che si propone di realizzare uno studio sistematico del mentoring come chiave strategica contro l’esclusione sociale e professionale. L’intero progetto si sostanzia come uno studio comparato del ‘mentoring’ tra Francia, Grecia, Italia e Spagna da cui partire per promuovere e sviluppare la conoscenza del ‘mentor’, dei servizi e del relativo percorso formativo necessario a livello europeo.

Tale progetto è finanziato da una particolare linea di finanziamento VP/2001/014 e annovera come partner Scienter Espaňa, CRCI Bretagne (Chambre Regionale de Commerce et d’Industrie de Bretagne), Kemop (Family Education and Child Care Training Center “Platon”) della Grecia, Amitiè (Centro di ricerche e servizi avanzati per la formazione), Ial Toscana (Ente per la Formazione Professionale) e l’OIS-Isfol (Osservatorio sull’inclusione sociale dell’Istituto di Formazione e Orientamento al Lavoro).

Gli obiettivi specifici della ricerca sono investigare sull’esistenza di approcci diversi sul Mentoring, analizzare la figura professionale e gli ‘attrezzi del mestiere’ del ‘Mentor’, comprenderne al meglio il contesto dell’azione, studiare il ruolo degli attori pubblici e privati nei confronti del ‘Mentor’, realizzare un’analisi delle buone pratiche esistenti in Italia.

Come appena accennato, il presente rapporto analizza solo alcuni casi che, se non certamente rappresentativi della realtà italiana, sicuramente sono risultati interessanti e ottimi punti di partenza per una riflessione e sensibilizzazione più ampia, che auspichiamo, visto comunque l’interesse suscitato già dal primo rapporto di  ricerca.

C’è da segnalare infatti l’attenzione che essa ha destato per le potenzialità e per le possibili future applicazioni in un ambito come quello della Scuola, invitandoci a darne testimonianza in una Tavola Rotonda della Festa Internet, tenutasi il 31 maggio-2 giugno al Sasch Hall di Firenze.

Inoltre, le persone che hanno accettato di farsi intervistare, hanno chiaramente dimostrato l’interesse a tenersi in contatto e a costituire una rete di rapporti che possa portare ad una sensibilizzazione e ad una maggior attenzione nei confronti della metodologia del Mentoring nell’ambito professionale.


 

Vorremmo ringraziare per la disponibilità e l’attenzione prestata al presente lavoro la Dott.ssa Monica Milani, Sociologa della comunicazione, Fabio Martucci (Infogroup e Assointernet), il coordinatore del Progetto Mentoring Nunziatella Giorgio Draskovic (che ha continuato a seguirci dalla lontana Australia), e tutta l’associazione Ex-Allievi Nunziatella sezione Toscana. Inoltre, vorremmo ringraziare i Mentor e i ‘pupil’ intervistati  e coinvolti in tutto il percorso di ricerca, in particolare Pier Paolo Janni, Luigi Aurelio Nasto, Michelangelo Damasco, Giovanni Marino, Corrado Manuali, Domenico Pellino.

Inoltre, vorremmo porgere un ulteriore ringraziamento a chi ci ha concesso del prezioso tempo, con vivo interesse, disponibilità e grande professionalità come la Dott.ssa Elena Bonamini (Ceref), il Dottor Massimo Ceriotti (Sodalitas),il Dr. Massimo Castrovilli e tutto il gruppo Mentoring di Elea, che ci ha permesso di entrare nella piattaforma e di osservare il ‘dietro le quinte’ del servizio di Mentoring.

 

 

 


 

Introduzione

 

Questo contributo, pur non volendo essere completamente rappresentativo della realtà italiana e di tutti i possibili approcci del Mentoring nell’ambito professionale, presenta una serie di casi interessanti dai quali partire per avviare una riflessione più ampia sugli approcci del Mentoring.

I casi di fronte ai quali ci siamo trovati sono estremamente diversificati e gli obiettivi specifici dell’azione di Mentoring sono molteplici.

Si passa, infatti, da obiettivi di inserimento professionale in contesti organizzativi strutturati, come il caso della Coca Cola Foods e il caso Ceref (inserimento lavorativo dell’infermiere professionale), a obiettivi di orientamento professionale e aiuto/sostegno nella progettazione di percorsi di studio ai fini di sviluppo di carriera, come nel caso dell’associazione ex allievi Nunziatella; da progetti di Mentoring finalizzati a interventi organizzativi molto specifici e mirati nell’ambito del Terzo settore come nel caso delle esperienze realizzate da Sodalitas, a servizio di Mentoring altamente strutturato e razionalizzato, finalizzato al sostegno dell’apprendimento in corsi di formazione erogati esclusivamente on line, come nel caso dell’Elea.

Da questa analisi di caso abbiamo provato a fornire una definizione del Mentoring e dei potenziali elementi e costanti che potevano avere in comune, cercando anche di inserirli nelle definizioni già esistenti prese a prestito dalla letteratura organizzativa.

Inoltre, si è cercato di operare una distinzione di questa metodologia anche operando un distinguo tra altre metodologie come il tutoring e come il coaching.

 

Il rapporto di ricerca si articola essenzialmente in tre parti:

la prima di ordine metodologico, riguardante la definizione dell’ambito concettuale di indagine, gli strumenti e le strategie utilizzate per la raccolta delle informazioni, il percorso per arrivare alla scelta dei casi.

La seconda parte, tenta di offrire una definizione del Mentoring, in base proprio ai casi approfonditi. Inoltre cerca di elaborare un’analisi comparata di questi e di offrire una riflessione sui punti in comune che comunque esistono in tutti i casi approfonditi.

La terza parte approfondisce in particolare il caso specifico dell’Associazione Ex – Allievi della Nunziatella e, in seguito, gli altri casi di studio che sono:

il Ceref, un’esperienza di Mentoring nell’inserimento dell’infermiere professionale; la Sodalitas, una società che ha realizzato molteplici esperienze nell’ambio del Terzo settore; il caso della Coca Cola Foods, che costituisce un esempio da manuale de Mentoring in azienda, e, infine, il caso Elea, che della metodologia del Mentoring ha fatto un servizio di sostegno ai processi di apprendimento nella formazione e-learning.

Infine, riportiamo la bibliografia e le griglie di intervista utilizzate.


 

 

 

 

 

 

Parte Prima.Introduzione metodologica

 

 


 

1.    Metodologia 1. Definizione e mappa dei concetti

 

La prima parte del lavoro si è articolata in un’attività di ricerca bibliografica e di confronto interno al gruppo di ricerca allo scopo di definire i concetti e gli ambiti di interesse relativi al tema oggetto d’indagine.

Questa fase ha prodotto una mappa dei concetti e dei temi di interesse che potevano essere di fattibile esplorazione in Italia: la riportiamo qui nell’immagine che segue.

 

 

La mappa concettuale relativa alla metodologia del Mentoring, quindi, nella nostra proposta si articola nei seguenti indicatori:

1.   Gli approcci e modelli esistenti in Italia.

2.   Definizione della figura professionale/funzioni

3.   Gli utenti / clienti / destinatari dell’azione di ‘mentoring

4.   Il contesto dell’azione

5.   Il ruolo dei privati e del pubblico

6.   Analisi buone prassi


 

Ogni macro-tema è sotto-specificato da temi (indicatori) più specifici che da esso si sviluppano semanticamente:

 

Punto 1.

Gli ambiti di indagine sulle differenze/similitudini dei modelli esistenti si possono ricondurre ai seguenti aspetti del ‘Mentor’:

·     Definizione  della figura professionale/funzione (cfr. indicatore 2)

·     Competenze/conoscenze (cfr. indicatore 2)

·     I destinatari (cfr. indicatore 3)

·     Il contesto dell’azione (cfr. indicatore 4)

·     Il ruolo del pubblico e del privato (cfr. indicatore 5)

 

Punto 2.

Relativamente alla figura professionale, l’indagine si è concentrata sui seguenti aspetti:

·     Definizione della figura (chi deve essere, cosa deve sapere, saper fare, essere, come lo deve fare, verso chi)

·    Analisi/descrizione delle competenze/conoscenze necessarie, utili e auspicabili a svolgere l’azione di Mentor:

·  Competenze di base;

·  Competenze tecnico-professionali

·  Competenze trasversali

·     Aspetti motivazionali necessari, utili e auspicabili

·     Modalità e canali di selezione del ‘mentor

·     Scopi dell’azione del ‘mentor

·    (prevalentemente formativi, prevalentemente di orientamento, consequenziali prima di orientamento, poi anche formativi, etc)

·    (riqualificazione del personale, recupero fasce deboli nel lavoro, empowerment, etc)

·     Esistenza, utilità, grado di strutturazione e di formalizzazione di programmi, iniziative o progetti di formazione dei Mentore.

 

Punto 3.

Per quanto riguarda i destinatari dell’azione, i sotto temi specificati sono stati i seguenti:

·     Caratteristiche (chi è il protetto, criteri di selezione/scelta, canali e strategie di avvicinamento)


 

·     Tipo di rapporto che si instaura tra ‘mentor’ e destinatario dell’azione, con particolare riferimento ai criteri di abbinamento come offerta di modelli positivi, o condivisione di interessi come sport e hobbies, a chi opera l’abbinamento, la durata e la frequenza del rapporto, le procedure di controllo, di sostegno e di accompagnamento della coppia da parte dell’organizzazione o struttura di riferimento durante il percorso; i benefici/svantaggi dell’azione, con particolare attenzione ai punti di esemplarità e ai punti di criticità che si instaurano nel rapporto, e a eventuali indicatori di impatto sia sul mentore sia sul protetto.

 

Punto 4.

Per contesto dell’azione si ci siamo riferiti a tutti quegli aspetti relativi a:

·     I luoghi (ufficio, organizzazione, luoghi particolari) e gli strumenti (tecnologici, dispense, schede di valutazione, etc) deputati all’azione del ‘mentoring’

·     I campi di intervento del ‘mentoring’ 

·    Settori professionali

·    Organizzazione in cui (o per cui) opera (ruoli, funzioni aziendali coinvolte, etc)

·    Il campo di intervento istituzionale (solo in generale)

·     Servizi/soggetti necessari per realizzare una efficace azione di Mentoring (interni o esterni all’organizzazione, gratuiti/a pagamento, volontari/sotto incarico)

·     La struttura organizzativa del progetto/azione di Mentoring

·     Reti

·    Network di relazioni necessarie, utili e auspicabili all’azione di ‘Mentoring

·     Risposta/impatto sul territorio (azioni di trasferimento, diffusione, modalità attuative, etc)

·    Esiste una vera e propria struttura organizzativa/o solo accordi interpersonale poco formali

·    Formalizzata/informale

·    Esterna/interna all’organizzazione

·    Esistenza di organi e quali

·    Esistenza di procedure e regole

·     Esplorazione degli indicatori dell’impatto su:

·    Mentor’

·    Protetti/destinatari

·    Organizzazioni in cui (o per cui) si realizza l’azione

·    Territorio


 

Punto 5.

Infine, è stato indagato tutto il filone relativo al ruolo dei privati e del pubblico, ovvero all’attenzione presunta o riscontrata nei confronti di questa metodologia e in quali ambiti di applicazione. Si è esplorata attraverso i seguenti temi:

·     Riconoscimento esterno del ruolo

·    Settori professionali

·    Organizzazioni

·    Società

·    Istituzioni

·     Consapevolezza verso il ‘Mentor’ come strumento di gestione delle risorse umane e di formazione professionale

·     Sostegno/aiuti concreti (eventuali)

 

Punto 6.

L’analisi delle buone prassi si è articolata conseguentemente nei temi conduttori e di tutti gli indicatori che abbiamo fin qui descritti:

·     Definizione della figura professionale/funzioni

·     Destinatari

·     Il contesto dell’azione

·     Il ruolo dei privati e del pubblico

Tutti i casi presentati sono stati ‘filtrati’ attraverso la prospettiva della mappa dei concetti appena riportata, tranne uno che è stato approfondito come caso di eccellenza e che quindi ha preso poi la propria direzione di analisi.

 


 

2.    Metodologia 2. Gli strumenti di raccolta delle informazioni.

 

2.1. Gli strumenti di raccolta delle informazioni

 

Sulla base della precedente mappa dei concetti, abbiamo definito ex ante gli strumenti di raccolta delle informazioni e le strategie per la selezione dei casi. Inoltre, per ogni ambito d‘indagine, si è previsto di utilizzare differenti strumenti di raccolta e diverse strategie di raccolta delle informazioni, allo scopo di raccogliere quanti più dati possibili

Gli strumenti di raccolta delle informazioni si riferiscono strettamente alla mappa dei concetti, al fine di collegare le diverse attività svolte per realizzare i relativi strumenti di raccolta:

Gli strumenti di raccolta delle informazioni utilizzati (ed eventualmente da utilizzare in ulteriori contributi di ricerca sul tema) sono stati svariati.

Relativamente all’indicatore 1, abbiamo utilizzato varie fonti, da articoli su riviste di settore, a ricerche su internet, alla letteratura specialistica.

Il caso che nel presente contributo è stato particolarmente approfondito (Scuola Militare Nunziatella) è stato studiato attraverso tre tipi di questionari, somministrati sia via e-mail sia faccia a faccia: il primo, uguale agli altri casi studiati, come griglia di intervista ai testimoni privilegiati, il secondo una griglia di intervista rivolta ai Mentor, il terzo una griglia di intervista rivolta a coloro che sono (o sono stati) beneficiari dell’azione di Mentoring.

L’analisi di casi è stata operata integrando vari strumenti: articoli, materiali reperiti sui siti internet e, infine, utilizzando le griglie di intervista a testimoni privilegiati, ai coordinatori del progetto o ai responsabili della funzione di Mentoring.

 

 

2.2. Strategie di selezione degli esperti e dei casi

 

Uno dei problemi più grandi che sono stati riscontrati è stato quello dell’individuazione dei casi da analizzare, e dei soggetti che hanno praticato/beneficiato di azioni di Mentoring.


 

Infatti, in Italia non abbiamo rilevato molte esperienze e spesso queste non hanno visibilità.

La strategia di selezione dei soggetti che sono stati intervistati e i testimoni privilegiati scelti per l’analisi dei casi è stata inizialmente quella cosiddetta ‘a cascata’ e poi ‘ragionata’.

Tali strategie, infatti, permettono di selezionare soggetti che si nominano tra loro, e evidenziano anche una ‘rete’ di nicchia che al ricercatore è utile non solo per l’analisi della tematica, ma anche per un più agevole reclutamento dei soggetti esperti da intervistare.

Infatti, l’essere contattati dal gruppo di ricerca attraverso il nome di una persona conosciuta o un’esperienza conosciuta ingenera spesso un clima di fiducia nei confronti dei ricercatori stessi e una gratificazione per essere stati citati per aver realizzato esperienze di rilievo nell’ambito della tematica oggetto dell’indagine.

C’è inoltre da aggiungere che la ricerca di esperienze di attività di Mentoring in ambiti professionali è stata difficoltosa, anche perché le aziende o realtà vicine ad esse sono notoriamente più restie a concedersi.

 


 

3.I casi individuati

 

3.1.La ricerca dei casi

 

La ricerca dei casi e la relativa selezione è avvenuta sfruttando tutti i canali formali e informali a disposizione.

L’ambito di pertinenza di questo contributo è quello aziendale, professionale o lavorativo.

Sulla base dei casi individuati, l’indagine si è svolta come di seguito, nell’ottica cioè di realizzare un’analisi qualitativa e uno studio di casi, di cui uno approfondito in modo particolare:

1         Indagine su 4 casi attraverso interviste ai coordinatori del progetto

2       Studio di caso attraverso:

o          Intervista al coordinatore di progetto

o    Intervista ai mentors

o    Intervista ai destinatari dell’azione

 

Inoltre, in corso d’opera è stato deciso di monitorare i canali di finanziamento pubblici nelle regioni del Sud, circa l’assenza/presenza di finanziamenti specifici su attività di accompagnamento riconducibili al Mentoring.

Ci siamo soffermati in particolare sui Programmi operativi Regionali, ma visti gli scarsi risultati della ricerca, gli dedichiamo solo un paragrafo in questo capitolo.

 

3.2. I casi individuati

 

I casi scelti in corso d’opera sono leggermente cambiati rispetto a quelli inizialmente individuati. Le ragioni sono prevalentemente riconducibili alla effettiva disponibilità dei referenti a essere intervistati, alla fattiva pertinenza dei casi inizialmente individuati con il taglio di approfondimento prefissato, oppure alla semplice impossibilità materiale di raggiungere le persone, problemi di lavoro e di tempo.

Di seguito si elencano i casi oggetto di studio:

·     Gli altri casi

·    CEREF - Centro Ricerca e Formazione -Inserimento al lavoro dell’infermiere professionale e il processo di Mentoring

·    Sodalitas (Assolombarda)

·    Elea – Il servizio di Mentoring per l’e-learning

·    Coca Cola Foods

·     Caso di approfondimento

·    Associazione Ex- Allievi Nunziatella

 

Il caso Coca Cola Foods non scaturisce da una vera e propria intervista in profondità: infatti, dopo alcuni primi contatti, la direzione e i responsabili della gestione e dello sviluppo delle risorse umane della sede italiana della Coca Cola Foods, ci hanno rimandato alla letteratura e a quanto scritto nelle riviste specializzate sulle specifiche esperienze di questa azienda sul Mentoring.

Ci è sembrato comunque opportuno inserire questo caso in un lavoro come questo che descrive le esperienze di Mentoring più significative in Italia nell’ambito aziendale e professionale, di cui appunto la Coca Cola resta un esempio da manuale e uno dei precursori nell’uso di questa metodologia di lavoro nell’ambito dell’inserimento e di sviluppo professionale in realtà organizzative strutturate.

Per quanto riguarda gli altri casi, sono state realizzate interviste in profondità somministrate in modalità faccia a faccia o ai diretti responsabili e consulenti (caso Sodalitas) che hanno partecipato ad iniziative e a interventi di Mentoring.

Il caso dell’Associazione Ex-allievi Nunziatella è stato studiato attraverso interviste in profondità somministrate al coordinatore del progetto, ai Mentor e ai beneficiari del Mentoring in modalità faccia a faccia e anche via mail (raggiungendo anche Mentor risiedenti fuori del territorio italiano). Infine, è stato realizzato un Focus Group tra tre Mentor in particolare sulle competenze del Mentor e sulle peculiarità del rapporto Mentor / destinatario che si instaura via internet.

 

3.3. La ricerca nei Programmi Operativi Regionali delle

      regioni del Sud Italia

 

Ci sembra opportuno dedicare almeno un piccolo spazio sul lavoro svolto, relativamente alla ricerca operata via internet sulla presenza / assenza di questa metodologia fra le azioni finanziabili attraverso fondi pubblici.

Abbiamo visitato i siti di alcune Regioni del Sud d’Italia: la Campania, la Sardegna, la Calabria, la Sicilia, l’Abruzzo, il Molise, la Puglia e infine la Basilicata.

Da questi siti sono stati monitorati i bandi dell’ultimo anno relativi ai finanziamenti per la formazione professionale secondo i Programmi Operativi Regionali, per l’utilizzo del FSE.

L’indicazione che ne abbiamo tratto è che, almeno negli ultimi bandi, non esistevano finanziamenti specifici per azioni di Mentoring, ma solo per altre azioni di orientamento, come per esempio il bilancio di competenze.

Lo spunto che se ne può desumere è quello che ancora, almeno attraverso questi canali di ricerca, nelle Amministrazioni Pubbliche non c’è sensibilità su tale metodologia.